GIOVANNI FERRO

Giovanni Ferro

Giovanni Ferro è un musicista veronese che ha suonato e suona in varie formazioni folk, jazz, pop e in ambito teatrale.  Ha collaborato come chitarrista e arrangiatore alla realizzazione di alcuni album dei cantautori Stefano Orlandi, Marco Giacomozzi, Guglielmo Cappiotti (vedi discografia). Come solista, con il suo fingerpicking alla chitarra acustica, classica e semiacustica, si esibisce nei principali festival e club italiani dedicati alla chitarra, in un repertorio di brani originali e rivisitazioni di standard jazz e pop. Nel 2008 pubblica l'album Chitarrista, che raccoglie brani e interpretazioni originali per sola chitarra.    Nel 2009 la prestigiosa associazione A.D.G.P.A. (Atkins-Dadi Guitars Players Association) gli ha conferito il riconoscimento di "Chitarrista emergente" che gli è valsa, l'anno seguente, la partecipazione al festival internazionale di Issoudun (Francia).  Nel 2005 costituisce l'associazione culturale Zonacustica,che si dedica alla promozione della chitarra fingerpicking e all'organizzazione di eventi, uno su tutti Chitarre per sognare, importante rassegna annuale giunta nel 2012 alla sua VII edizione, che vede passare sul suo palco i più importanti chitarristi acustici italiani. Partecipa al gruppo di chitarristi a scopo benefico Wine & Guitar Clan con il quale ha realizzato un album.

Cd Giovanni Ferro - Chitarrista

Giovanni Ferro - Chitarrista

Musicista colto e raffinato, Giovanni Ferro è approdato alla chitarra acustica attraverso un percorso artistico ricco di collaborazioni di prestigio che ne hanno evidentemente arricchito il bagaglio tecnico e culturale. Il suo approccio allo strumento è abbastanza lontano dagli standard del fingerpicking tradizionale, quasi pianistico a tratti, più simile per certi versi al fingerstyle jazz senza trascurare però quelle che sono le caratteristiche peculiari della chitarra (acustica ma anche classica in alcune canzoni). Un buon equilibrio tra brani originali e arrangiamenti dona a tutta l’opera ampio respiro e garantisce un ottimo livello di coinvolgimento. Mettendo in bella mostra, oltre all’eccellente livello tecnico sullo strumento, anche una personalità decisa e matura sia come compositore che come arrangiatore. C’è una coerenza, una unità di stile, un filo conduttore che unisce tutto il disco, passando con disinvoltura da standard jazz a classici pop, poco importa se la chitarra utilizzata ha le corde in nylon o in acciaio. Bello il groove di apertura di ‘Gianpa’, brano originale di apertura del disco che è anche un ottimo biglietto da visita, quando è coinvolgente la sua versione di ‘Isn’t She Lovely’ uno di quei brani con cui è difficile confrontarsi senza risultare banali o scontati. Gli arrangiamenti di ‘Alice in Wonderland’ e ‘Redemption Song’ sono da manuale, non una nota in più (o in meno) del necessario per rendere giustizia al brano.
Mario Giovannini


Giovanni Ferro e Beppe Zorzella
S. Maurizio d’Opaglio - Fraz. Lagna - 15-06-2012

Se si chiudono gli occhi un momento, sembra di stare in qualche Club newyorchese, magari un po’ fumoso, con i musicisti in smoking e le luci soffuse sui tavolini. La musica è un morbido jazz, caldo e avvolgente come un mantello da gran sera. Poi una brezza leggera ci risveglia da questo film, figlio di troppi stereotipi e ci si rammenta di essere in un luogo e in una situazione completamente diversi. Niente locali fumosi, ma un’accogliente antica corte affacciata sul Lago d’Orta. Niente musicisti azzimati, ma gente più rustica. Solo la musica rimane bellissima, ed è quella di Giovanni Ferro che, con la sua Gibson semiacustica, accompagna il flicorno di Beppe Zorzella. I loro ‘jeans e maglietta’ stanno quasi a dimostrare che, se si è in grado, come lo sono i nostri, di trasmettere forti emozioni grazie alla musica, tutto il resto non conta granché. In occasione della presentazione dell’edizione 2012 de UN PAESE A SEI CORDE gli impareggiabili organizzatori, Lidia e Domenico, hanno voluto offrire al loro pubblico più fedele una vera chicca di concerto, direttamente nel cortile di casa loro, coronato da una serata finalmente estiva. In questo luogo accogliente e famigliare, con il pacioso Fedro (uno dei cani di casa) che gironzola qua e là tranquillo, Giovanni e Beppe hanno rotto il ghiaccio con un bel brano ritmato prima di passare ad una più lenta e italianissima Estate, di Bruno Martino, perfetta per una serata così. Con la loro musica raffinata, i due riescono a dare alla serata una dimensione particolare ed elegante e quando Beppe attacca in assolo Lush Life, l’effetto è da pelle d’oca. Harlem Nocturne rievoca immagini da vecchi film in bianco e nero prima di tornare di nuovo in Italia con una Senza Fine, di Paoli, quasi da ballare. Abbiamo già conosciuto e ascoltato Giovanni Ferro suonare da solista e la dimensione in duo sembra completare al meglio uno dei lati della sua musica, quello jazz che con Beppe Zorzella sembra aver trovato il giusto affiatamento, in una perfetta alternanza di momenti in cui prevale ora la chitarra ora il flicorno. Nessuno dei due va a oscurare l’altro e anche quando Giovanni suona una delle sue composizioni da solo, è per far riposare un po’ l’amico e non per protagonismo. Un omaggio a Henry Mancini e alla bossa nova di Jobim ci accompagnano verso il finale di serata con un’intensa e divertente Non Gioco Più in cui il flicorno dà grande prova di se e Giovanni sembra giocare con la chitarra. Gli applausi che ne seguono, lunghi e calorosi, pretendono il bis e i nostri due musicisti ci regalano una loro versione, preziosa, di Stella by Starlight con cui congedare un pubblico entusiasta e dichiarare ufficialmente aperta la via di questa nuova edizione de UN PAESE A SEI CORDE.
Patrizia & Mauro Gattoni


Giovanni Ferro a Un Paese a Sei Corde
Settembre 24, 2010 - paese6corde

L’antica chiesa della Pieve di S. Genesio, a Suno, ha un fascino tutto particolare con il suo campanile aguzzo che si distingue in tutto il circondario. La posizione è un po’ defilata e il suo interno candido, quasi spoglio, le dona un’aria leggera ed elegante. Il palcoscenico ideale per il concerto del 4 settembre di Giovanni Ferro, che potremmo definire un ‘chitarrista minimalista’. Giovanni non usa nessun orpello elettronico nell’esecuzione dei suoi brani, ma fa scaturire musica da ogni muscolo, da ogni singola fibra del legno delle sue chitarre, con un’intensità tale da catturare il pubblico dalla prima all’ultima nota.
Vedere questo chitarrista minuto, solo, sul piccolo palco illuminato da un raggio di luce mentre le sue note riempiono l’aria, ci riporta a una dimensione più naturale, nella semplicità che solo un grande professionista riesce a dare alle sue esecuzioni, che arrivano direttamente al cuore dello spettatore senza la necessità di ‘stupire con effetti speciali’. Durante il concerto alterna brani di sua composizione, come “Gianpa”, “Alice in This Land” e “Tom Said”, a raffinati arrangiamenti di pezzi italiani come “Rosalina” di Fabio Concato, “Senza fine” di Gino Paoli, quanto internazionali quali “Manha͂ de Carnaval” di Luiz Bonfá, “Redemption Song” di Bob Marley, “Days of Wine and Roses” di Henry Mancini e molte altre.
Lo fa suonando la chitarra con corde d’acciaio o con corde di nylon, a seconda del calore che vuole dare al pezzo. Ma sempre con grande eleganza, in uno stile quasi jazzistico che coinvolge i presenti. Poche e timide parole di presentazione dei brani bastano a far intuire la simpatia di Giovanni, tanto più evidente per il buon numero di amici (chitarristi) venuti ad applaudirlo. Ed è davvero una piacevole sorpresa quando Dario Fornara – direttore artistico della ‘sezione acustica’ della manifestazione – sale sul palco per duettare con Ferro.
Ultimo, inaspettato brano è “Grazie dei fiori”, in un arrangiamento ricco di poesia. E alla fine ci salutiamo, con la piacevole sensazione di aver passato qualche ora con un amico a chiacchierare di musica, in una sera di fine estate, in campagna, al chiaro di luna.
Patrizia & Mauro Gattoni